Quando qualcuno ci lascia, non ci lascia mai per sempre. Di lui ci restano i ricordi, tanti, tangibili e non. Stamattina stavo riordinando le cose appartenute al mio Leo. La sua brandina a quadri blu e rossi, la coperta di pile che guai chi gliela toccava, le ciotole dalle quali gli ultimi giorni non mangiava più, il guinzaglio ed il collare da settimane divenuti inutili. E la sua palla. L’ho ritrovata quasi per caso, spostando un piccolo mobile dell’ingresso. Era lì, impolverata, una di quelle palline di gomma che rimbalzano e rimbalzano e rimbalzano. Le chiamano “Palline magiche” e per un giorno questa pallina fu magica per davvero. Capitò un pomeriggio verso sera, ricordo la luce accesa e Leo sdraiato sulla coperta accanto al termosifone. Non dormiva, era semplicemente lì immobile come lo era da giorni. Oramai anche solo la passeggiatina era diventata per lui una sofferenza. In giardino Zack l’altro mio cane, un bellissimo pastore tedesco, abbaiava a chissà chi. In casa oltre a Leo e me a farci compagnia c’era e c’è tutt’ora Sophia, una gatta che quel pomeriggio non solo dimostrò una straordinaria intelligenza ma soprattutto un cuore d’oro. La vidi armeggiare dietro il mobile della televisione, mi strappò un sorriso come sempre sapeva e sa tutt’ora fare quando si impegna nel dare la “caccia” a qualcosa. Sbucò fuori e mi sorprese nel vederla tenere tra i denti la pallina magica di Leo. Non era mai accaduto prima, anzi. Mai ero stato capace di attirare la sua attenzione lanciando quella pallina. Era come se appartenendo a Leo di conseguenza non poteva e non doveva appartenere a lei. Incuriosito la seguii con lo sguardo. Sophia fece i pochi metri che dividevano il mobile tv dalla coperta di Leo e poi accadde. Lasciò cadere la pallina sulla coperta, davanti al muso del cane. La coda si mosse stanca a dimostrare felicità, le sue zampe cercarono a fatica un appiglio sulla coperta che cominciò ad arrotolarsi sotto di lui. Trovò aderenza sul pavimento oramai scoperto e sforzandosi si alzò tremolante, prese la sua pallina tra i denti e subito la lasciò cadere, facendola rimbalzare. Poi di nuovo crollò sdraiato. Leo si era alzato da solo, dopo giorni in cui dovevo portarlo fuori in braccio, Leo aveva trovato la forza di sollevarsi da sé. La pallina magica aveva compiuto la sua magia…
A volte, i comportamenti degli “animali” sono più umani dei comportamenti degli umani. Forza…
Togli pure quel “A volte” mio caro Rob…
Mamma mia che tenerezza! Toglierei anch’io “a volte”
Sono molto più umani di noi che alle volte dovremmo vergognarci di definirci tali
racconto bellissimo! brrrrividi!
grazie!
I cani e i gatti come tutti gli animali, per loro fortuna, non sono umani!
L’essere umano, per sua sfortuna e anche per la sua incapacità di essere animale, soggiace a pulsioni e tensioni che gli animali non hanno per il semplice fatto di essere completamente disinteressati nei loro rapporti!
Il comportamento della gatta è stato un comportamento animale, di un’animalità di cui noi umani non siamo capaci…
Grazie per questa testimonianza meravigliosa e sincera, grazie per saper cogliere la magia dei rapporti affettivi tra gli esseri!